L'idea n.23 è di Paolo Hutter, giornalista e sostenitore della candidatura di Gianguido Passoni. La sua idea è esposta in un articolo pubblicato domenica 20 febbraio su Repubblica Torino.
Ci sarà qualche buon motivo se ogni tanto ritornano le domeniche a piedi — parlo di quelle significative che vanno al di là del centro storico — anche se criticate o ridicolizzate o comunque non considerate degne di importanza nei programmi del sindaco. Non è vero che si tratti di una dura necessità imposta dall’emergenza smog. O meglio, è vero solo da un punto di vista d’immagine: c’è emergenza smog, qualcosa bisogna mostrare di fare, è più facile intervenire sulla domenica.
Non c’è nessun piano o regolamento che lo preveda, si va un po’ a naso tenendo conto dell’opinione pubblica. Per gli avversari delle domeniche a piedi i risultati non valgono i sacrifici. In termini tecnici non hanno tutti i torti. Ma di quali e quanti sacrifici si tratta? Per quanti?
Se il blocco domenicale ritorna, se risorge come l’araba fenice, è perché a una maggioranza silenziosa dei cittadini la cosa piace, una giornata tranquilla senza i fastidi del traffico è molto più riposante o addirittura gioiosa. Non è quindi una discussione sincera e autentica quella incentrata sulla percentuale di concentrazione di micropolveri che otto ore di fermo domenicale delle auto abbattono.
O sul carattere “educativo” dell’iniziativa come se fossimo in un regime che deve formare dall’alto le coscienze. La cattiva qualità dell’aria è solo un motivo in più per affrontare ciò che dopo undici anni di comparsa episodica e scomparsa successiva delle domeniche a piedi bisognerebbe seriamente discutere e programmare: la qualità della domenica.
C’è tra i candidati alle primarie chi ci sta pensando. Si tratterebbe di costruire un calendario annuale delle domeniche a piedi, il più fitto possibile, con l’area più estesa possibile. Possibile significa con largo consenso e minimizzando dissenso e disagi. Sarebbe il caso di costruirlo con un dibattito sincero e democratico, un vero e proprio negoziato collettivo, che si basi non su chiacchiere di cinque minuti ma su dati e indagini.
Fosse per noi, minoranza di cittadini senz’auto (ma anche per x altri, da verificare quanti sono), otto ore di blocco del traffico andrebbero benissimo tutte le domeniche: e si potrebbero senza scandalo revocare via web radio e tv, all’ultimo minuto o anche a metà orario, se c’è una pioggia significativa che le rende del tutto ingodibili.
Ma questa è una posizione, un punto di vista che va confrontato con gli altri, anche con una giuria di cittadini, per costruire appunto una programmazione sistematica, chiara e maggioritaria.
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