
Gian Giacomo Parigini, presidente del Comitato Arci di Torino ci parla di cultura, del ruolo dell’associazionismo e di tutti quei piccoli operatori che ogni giorno sul territorio rendono la cultura un collante del tessuto sociale.
1 – Qual è oggi la priorità in materia di politiche culturali?
Oggi più che mai serve un “quotidiano protagonismo delle politiche culturali” diffuse sul territorio dove le eccellenze siano il risultato di un lavoro di massa e non eventi espressione di un'industria culturale che spesso si camuffa da associazionismo.
Parlo dell’associazionismo perché quotidianamente si preoccupa della crescita culturale, delle attitudini creative, della creatività giovanile, della valorizzazione, del riconoscimento e della formazione, il tutto quasi sempre gratuitamente. Parlo dell'Arci che ha fatto del dibattito culturale e politico uno strumento d'innovazione delle politiche sociali promuovendo l'idea che la cultura è una parte importante del sistema di welfare, necessaria per rafforzare la coesione sociale, fondamentale per la promozione di creatività ed innovazione.
2 – Cosa bisogna fare perché la cultura diventi davvero un elemento del welfare cittadino?
Questo ruolo sociale della cultura, e in particolare la creatività giovanile, ha bisogno di essere promosso, rafforzato e sostenuto. Anche attraverso interventi legislativi e normativi, consapevoli che il ruolo dei territori è centrale per una programmazione virtuosa delle politiche pubbliche della cultura.
L'associazionismo di promozione sociale e culturale svolge un ruolo importantissimo nella diffusione della cultura, nella circuitazione di opere di artisti emergenti, nella creazione di incubatori culturali associativi, nel sollecitare azioni che sostengano la diffusione di produzioni culturali innovative. La cultura è un grande strumento di trasformazione sociale e rinnovato protagonista delle nuove politiche del welfare. La cultura è tutto ciò che riguarda l’agire umano, quindi anche quello che riguarda la sfera decisionale e la progettualità. Ogni decisione che sostenga l’arte, quindi, è una scelta verso una cultura produttiva. Basti ricordare come nei primi anni del secolo scorso siano state le avanguardie artistiche a segnare una svolta nel pensiero e nella vita delle nostre società.
3 – Cos’è oggi l’Arci in città?
Un po' di numeri su cosa rappresentiamo sul territorio torinese: l'Arci è la più importante rete di distribuzione di eventi musicali sul territorio cittadino con più di 4500 concerti gratuiti l'anno con relative tasse SIAE assolte. L'Arci è la più importante rete di distribuzione di arti visive con più di 600 mostre d'arte l'anno. L'Arci svolge attività didattica formativa in ambito spettacolistico per più di 9500 torinesi. L'Arci è protagonista di progetti culturali per migranti con più di 190 incontri l'anno in spazi che mette gratuitamente a disposizione senza ricevere alcun contributo. Noi siamo la cultura che non si vede, che non costa e che non appare ma che tutti i giorni con migliaia di torinesi costruisce un'idea comune di cultura.
4 – Quale dovrebbe essere il nesso tra questa fitta rete e le politiche culturali?
Il punto è che tutto questo non basta se non c'è un riconoscimento concreto da parte degli enti preposti a tutte queste vitali attività. Non credo che si debbano sostenere tutte queste iniziative con la sola attività di ristorazione e l'autofinanziamento! Forse quello che molti amministratori sino ad oggi hanno sostenuto è un concetto di cultura mediatica che non sta alle regole di una cultura diritto di tutti ma solo in una fruizione passiva, come sudditi di una proiezione virtuale di un mondo immaginario.
Commenti
A differenza del mitico Ferrini,sono uno di quelli che,quando non capisce, non si adegua.
Le riflessioni non sono solo sforzi del pensiero,ma,anc he,abbagli dovuto al fatto che una superficie riflettente ti sbatte la luce negli occhi, privandoti del campo visivo.
Credo che di questo si tratti...........
In ogni caso,sono felice di vivere a Settimo e di non essere costretto, per le prossime amministrative ,a compiere scelte,per così dire, imbarazzanti.........
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