
Torniamo a desiderare il futuro. L’associazionismo, la solidarietà, la Torino di domani
Ezio Dema, vicepresidente nazionale dell’AICS e segretario generale del Forum del Terzo Settore in Piemonte, ci parla di come l’associazionismo può avere un ruolo centrale per la Torino di domani che abbiamo in mente.
Qual è il contesto nel quale ci troviamo oggi a disegnare la Torino del futuro, e quali sono le possibili vie d’uscita?
Vorrei partire dal 44° rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese Italia nel 2010.
La rappresentazione è di una società italiana sempre più individualista e indifferente, appiattita su comportamenti e atteggiamenti prigionieri delle influenze mediatiche e condannati al presente senza riferimenti alti e nobili.
Siamo chiamati a ridefinire la nostra identità e il nostro ruolo in un processo di rinegoziazione continua, di nuove strategie e di ricontrattazione del rapporto con le Istituzioni locali che hanno compreso la nostra propensione a risolvere problemi e a adattarsi a situazioni complesse, ma assai poco hanno colto le vere potenzialità nel costruire coesione sociale e promuovere innovazione.
Eppure a Torino non è sempre stato così…
Infatti. Torino ha una fortissima e radicata rete associativa. E l’amministrazione comunale è stata, per quanto riguarda il rapporto con il terzo settore, un’eccellenza a livello nazionale. Negli anni 90 Torino fu tra le prime città in Italia che decise di introdurre nel proprio statuto un articolo volto a sancire l’importanza dell’associazionismo e delle forme organizzate di partecipazione nella collaborazione alla gestione di servizi e strutture pubbliche.
Si trattava di un atto dal forte significato politico e simbolico, risultato di un intenso e partecipato dibattito con il sistema dell’associazionismo torinese che in quei tempi aveva una chiara consapevolezza del proprio ruolo sociale e culturale ma, nonostante potesse vantare numeri e attività importanti, sentiva forte l'esigenza di ottenere atti concreti di promozione e valorizzazione e un riconoscimento politico e legislativo.
Il riconoscimento nello Statuto della Città rappresentava quindi per noi torinesi una conquista e un passaggio politico rilevante che andava verso quella piena affermazione di un'esperienza che andava crescendo.
Sulla base di quel riconoscimento, l'associazionismo ha costruito una propria identità e definito un proprio ruolo nello sviluppo locale divenendo parte significativa del capitale sociale del territorio.
Il rapporto tra Enti locali e Terzo Settore ha conosciuto delle difficoltà, in questi anni.
Negli ultimi anni è stato molto spesso messo in discussione quanto finora raggiunto. In questi anni, il Terzo Settore è cresciuto e si è dotato spesso di strumenti adeguati per rispondere alle sfide che gli sono proprie, ma non è riuscito ad affermare pienamente la propria specificità e l’autonoma politicità nel rapporto con le istituzioni. Spesso le istituzioni non sono state in grado di capire la ricchezza che il Terzo Settore è in grado di offrire. II Terzo Settore si è trovato spesso relegato a funzioni di mero gestore di politiche sociali da altri definite.
Nella Torino di domani l’associazionismo può giocare un ruolo importante?
Credo che il ruolo dell’associazionismo nella costruzione della Torino del futuro sia centrale. Non possiamo sfuggire alla domanda di senso che all’associazionismo viene rivolta da migliaia di persone, ogni giorno, a partire da una realtà ricca di valori condivisi come quella torinese. L'affermarsi di modelli culturali egoistici e individualisti, la crisi di rappresentanza e di capacità di incidere della politica, un sistema economico che non è più in grado di sostenere le stesse politiche pubbliche del passato impongono nuove regole e delle modalità in cui si agisce.
Dico che soprattutto il Terzo Settore ha gli strumenti per confrontarsi con questa realtà costruendo reti, relazioni, sistemi sociali improntati alla solidarietà ed alla reciproca cura. Il Terzo Settore rappresenta, anche a Torino, la parte numericamente più consistente del non profit e l'associazionismo di promozione sociale ne è a sua volta una porzione assai rilevante.
Oggi viene richiesto all’ associazionismo di partecipare al percorso per superare la crisi e di assumersi quella responsabilità sociale necessaria per rilanciare il dialogo e arginare la deriva sociale e economica che la crisi rischia di provocare. Insomma: la Città deve progettare il proprio futuro insieme a tutti i cittadini riuniti nel mondo dell’associazionismo. Occorre costruire legami nel territorio, realizzare solidarietà e partecipazione civica. Questo è da sempre stato il motivo principale dell’agire associativo. La sussidiarietà tra pubblico e privato sociale non può essere, come accade troppe volte, una mera richiesta di sostituzione alle carenze dell’azione pubblica o mera gestione di politiche sociali da altri definite.
Di fronte ad una fortissima domanda diffusa di solidarietà e giustizia sociale entriamo in gioco con il nostro ruolo di organizzazioni di terzo settore che attraverso lo sport , la cultura, l'educazione poniamo al centro la dignità e il benessere di ogni persona. Il modello organizzativo delle reti proprio del terzo settore è dotato di tutti i prerequisiti necessari a giocare un ruolo rilevante sia a livello nazionale sia locale nelle politiche del Paese.
Che fare, quindi?
Occorre che la Città coinvolga il Terzo Settore nella mappatura dei bisogni e quindi, pianificazione degli interventi, coordinandoli e valorizzandoli coralmente. Occorre ampliare lo spazio pubblico in cui far operare l’associazionismo. Queste sono le domande che la Torino del futuro non può più permettersi di non affrontare. Il Terzo Settore è pronto, abbiamo bisogno di una Città capace di raccogliere questa sfida.