Il progetto URBEES promuove e sviluppa la cultura e la pratica dell'apicoltura. Propone la realizzazione di strutture, provvedimenti e politiche che facilitino ed incentivino la diffusione dell'apicoltura urbana.
Le api possono essere utilizzate per valutare i livelli di contaminazione dei diversi inquinanti grazie alla loro capacità di reagire alle modificazioni ambientali.
Parigi le arnie cittadine sono frequenti, e persino in posti di altissima affluenza come Montmartre e il Centre Pompidou la convivenza tra api e persone è del tutto pacifica.
A Tokio, a New York e a Pargi le api sono già tornate in città. E producono un ottimo miele. Questa è l'idea di Antonio Barletta promotore del progetto Urbees. Ad oggi un regolamento.
E voi? Che ne dite? Vi sembra una buona idea?
1 - Cos'è il progetto Urbees?Il progetto URBEES promuove e sviluppa la cultura e la pratica dell'apicoltura. Propone la realizzazione di strutture, provvedimenti e politiche che facilitino ed incentivino la diffusione dell'apicoltura urbana. Quindi, non più solo apicoltura, ma apicoltura urbana.
Al momento però, il nostro paese vieta la possibilità di ospitare le api nel tessuto urbano, a differenza delle maggiori metropoli del mondo che, ormai da tempo, hanno modificato un regolamento che imponeva multe sostanziose ai detentori di alveari. A noi interessa incentivare il dibattito su questo tema riguardante l'intera comunità.
A quanto pare sono gli stessi insetti impollinatori che trovano più conveniente albergare in città, piuttosto che in zone di campagna coltivate con metodi intensivi, dove la presenza di antiparassitari è massiccia. Prova ne sono gli sciami abbarbicati sugli oggetti di arredo urbano, negli ultimi anni sempre più frequenti.
La flora cittadina non è avvelenata da fitofarmaci ed essendoci una maggiore presenza di piante ornamentali, quindi di maggiori fioriture, le api sono favorite nella raccolta di nettare per periodi prolungati. Un'analisi effettuata in Francia nel 2005 ha rivelato che un'arnia di città produce circa il doppio di miele rispetto ad un'arnia di campagna e, soprattutto, che la moria di api nelle campagne è ormai attestata al 30-40%, mentre cala drasticamente al 3-5% nelle città.
Salvare le api dalla possibile estinzione e vivere in città sempre più verdi e rispettose della natura è il nostro sogno. Ospitare le api in città, su balconi, terrazzi, cortili e piazze è l'obbiettivo principale del progetto Urbees, al fine di migliorare lo stato di salute del verde pubblico e, allo stesso tempo, di ottenere a km 0 un prodotto biologico e di qualità come il miele del proprio quartiere.
2 - Come potrebbero le api informarci sullo stato dell'inquinamento cittadino?
Le api possono essere utilizzate per valutare i livelli di contaminazione dei diversi inquinanti grazie alla loro capacità di reagire alle modificazioni ambientali. Uno dei primi tentativi è avvenuto nel 1935 ad opera di Jaroslav Svoboda, dell’Istituto di Apicoltura di Libcice, nei pressi di Praga.
Jaroslav istallò degli alveari nei territori industrializzati di Trinec ed evidenziò gli effetti negativi sulle api che bottinavano nelle aree circostanti. Negli anni successivi questa pratica si è raffinata e diffusa nel mondo per monitorare zone a rischio inquinamento come città, fondi agricoli a coltura intensiva e complessi industriali.
A noi interessa dislocare alcune postazioni nella città di Torino per renderci consapevoli, tutti insieme, del relativo tasso d'inquinamento del luogo in cui viviamo. L'ape, infatti, è utilizzata per il rilevamento di metalli pesanti (nichel, piombo, cromo, rame, fluoro, cromo) nonché di radionuclidi, pesticidi e microrganismi fitopatogeni.
Ogni postazione ricopre un'area di 7 km^2 circa che corrisponde all'area di bottinamento delle api, un'area cioè estremamente superiore a quella analizzabile con le classiche postazioni di monitoraggio dell'inquinamento. E poi, perché no, questi risultati potrebbero essere utili in futuro per il dislocamento di apiari cittadini.
3 - Le api in città pungono i cittadini?Rispondo citando il presidente della New York City Beekeepers Association Andrew Coté: “Le api non sono interessate a voi, sono interessate al nettare.” Infatti, l'ape, una volta fuori dall'alveare, vola in linea retta fino al fiore: in poche parole sa già dove andare perché qualche compagna le ha indicato la strada per raggiungere la fonte di cibo.
Al fine di evitare qualsiasi pericolo, gli apicoltori pongono delle barriere alte circa due metri in corrispondenza dell'ingresso dell'arnia, in modo da costringere le api a sollevarsi in volo non disturbando ciò che risiede sotto di loro.
Nella stessa discussione della vecchia legge al dipartimento di salute e igiene mentale di NYC una delle ragioni a favore dell'apicoltura urbana risiedeva nella scarsa frequenza di punture di api in città.
A Parigi le arnie cittadine sono frequenti, e persino in posti di altissima affluenza come Montmartre e il Centre Pompidou la convivenza tra api e persone è del tutto pacifica. Oltretutto è inutile ricordare che le api, se non molestate, non pungono l'uomo, anche perché la puntura, a differenza di quella delle vespe, è per loro letale, visto che ne provoca la morte in alcuni minuti.
In conclusione, se si usassero determinate accortezze, le api sarebbero un grande patrimonio per i cittadini.
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Commenti
Ovviamente,sopr attutto al centro delle grandi città,il posto per l'impianto di apiari urbani è un pò limitato.Sò che ovunque c'è entusiasmo per questa proposta,spero venga accolta veramente da tutti e credo che l'affetto e la sensibilità verso le api porterà molte persone ad avere più rispetto e cura del posto in cui vivono....un saluto Simone.
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