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Martedì 24 Aprile 2012

 

"Cultura ed eventi ormai sembrano sinonimi, ma non lo sono, anzi. Un evento molto spesso è la realizzazione di una normale attività che viene infiocchettata.Un evento molto spesso è la realizzazione di una normale attività che viene infiocchettata. E la maggior parte del costo è proprio l’infiocchettamento: campagne virali, design, grafica multimediale, promozione, allestimenti."

"Servirebbero servizi da offrire a chi organizza attività culturali, un centro che sia un incrocio tra un “centro servizi per la cultura” e un “informacultura”.

"Possibilità per gli enti culturali di finanziarsi tramite proprie attività imprenditoriali o commerciali, anche slegate dall’attività istituzionale. E se il Regio aprisse una gelateria?"

Ci ha scritto Michele Covolan ipotizzando un nuovo metodo per la suddivisione della spesa in cultura: 1/4 dei fondi all'educazione alla cultura, 1/4 ai servizi alla cultura, 1/4 al sostegno agli artisti, 1/4 all'offerta culturale.

E Voi? Che ne dite? Vi sembra una buona idea?
¼ - ¼  – ¼ - ¼  (cultura sì, ma per tutti)


Ultimamente si sente parlare del modello “1/3 – 1/3 – 1/3” applicato ai maggiori eventi culturali: 1/3 di finanziamento pubblico, 1/3 dai privati, 1/3 dallo sbigliettamento. Può essere una buona prassi, ma forse vale la pena fare un passo indietro e provare a usare uno schema numerico simile per le politiche culturali in generale.
Con una premessa: cultura ed eventi ormai sembrano sinonimi, ma non lo sono, anzi. Un evento molto spesso è la realizzazione di una normale attività che viene infiocchettata. E la maggior parte del costo è proprio l’infiocchettamento: campagne virali, design, grafica multimediale, promozione, allestimenti.

La mia idea è di suddividere la spesa per la cultura in quattro parti.

¼  di educazione alla cultura.

Molte attività culturali sono elitarie: mostre, teatro, lirica e molto altro. Il problema è che troppe persone non hanno gli strumenti per comprendere e quindi apprezzare molti campi della cultura. E così ai concerti di musica classica va tendenzialmente chi ha avuto la fortuna di essere educato a quel tipo di musica, perché l’ha studiata o perché gliel’hanno fatta ascoltare i genitori. Il background culturale fa molto, soprattutto in un paese a scarsa mobilità sociale: la cultura, come i soldi, va dove ce n’è di più.

Servirebbe quindi un grande investimento in educazione culturale: programmi con le scuole (di ogni ordine e grado, dalle materne all’università) per fornire ai giovani strumenti e competenze, facendo anche in modo che materie come “educazione artistica” o “educazione musicale” diventassero veri momenti formativi e non solo, come oggi, ricreativi. Naturalmente serve un lavoro che integri questi programmi con la normale attività scolastica.
Puntare sulla scuola per fare sì che la spesa culturale non usi i soldi di tutti per offrire cultura a un’élite.

¼ di servizi alla cultura.

Gli eventi culturali costano, come si diceva. E accanto agli operatori che li organizzano vi sono anche centinaia di grandi e piccole associazioni che hanno progetti culturali, spesso di grande interesse. Sostenere tutti con contributi a pioggia non è fattibile, non ci sono abbastanza soldi. E d’altra parte si rischierebbe di fare darwinismo culturale: crescerebbe chi sgomita, non vi sarebbero opportunità per tutti, i grandi operatori monopolizzerebbero il “mercato”, mancherebbe qualunque programmazione.

Servirebbero invece servizi da offrire a chi organizza attività culturali, un centro che sia un incrocio tra un “centro servizi per la cultura” e un “informacultura”. Immagino uno spazio in cui ottenere informazioni, supporto e soprattutto accesso a servizi veri e propri: palchi, service audio-video-luci, spazi, materiali, ufficio stampa specializzato, portale dedicato, grafica, stampa, affissioni, allestimenti, eccetera. Alcune strumentazioni potrebbero essere acquistate e prestate, altri servizi potrebbero essere erogati tramite convenzioni. Per il Comune sarebbe un bel modo di spendere, perché tutti potrebbero accedere ai servizi con trasparenza, rispettando dei limiti di utilizzo e senza bisogno di fare il giro delle sette chiese.

Certo, in questo modo gli operatori dovrebbero ottenere altrove i fondi per retribuire il proprio lavoro. Ma d’altra parte compito di un operatore è anche saper stare sul mercato, mentre il ruolo del pubblico è favorire le attività culturali.

¼ di sostegno agli artisti.

Gli artisti, questi sconosciuti. Sono loro il vero anello debole della cultura, quelli a cui si dice “state sul mercato” come se il mercato dell’arte fosse davvero un’entità funzionante. In Italia fare l’artista non è quasi mai un lavoro, perché non permette di arrivare alla fine del mese.

Allora servirebbe usare fondi pubblici per sostenere direttamente gli artisti, aggirando l’intermediazione di chi organizza eventi e progetti. Penso alla committenza pubblica, a borse di studio / perfezionamento / crescita, alla copertura dei costi degli artisti torinesi che vanno all’estero (a suonare, a esporre, a formarsi).

La cultura è un bene pubblico, l’arte contribuisce al benessere immateriale delle persone, alla loro felicità: se il mercato non è in grado di retribuire l’arte, allora è un compito dello Stato.

¼ di offerta culturale.

I grandi enti (Regio, Stabile, Musei, ma anche sistema bibliotecario) devono essere sostenuti, a maggior ragione in un’ottica di maggiore fruizione da parte di tutti che si avrebbe se venissero davvero attuati programmi di educazione culturale.

Servirebbero però adeguate ristrutturazioni interne, che comprimano i costi di gestione ed eliminino gli sprechi, togliendo magari anche quel ché di aulico che contraddistingue certi luoghi. Allo stesso tempo servirebbe l’importazione – magari aiutata da leggi ad hoc – di una pratica in voga in Austria, ossia della possibilità per gli enti culturali di finanziarsi tramite proprie attività imprenditoriali o commerciali, anche slegate dall’attività istituzionale.

E se il Regio aprisse una gelateria?

Commenti  

 
+1 # sui servizi alla culturaGabriele 2010-12-20 09:32
l'idea è buona, ma credo che raramente l'ente pubblico sia in grado di gestire servizi alla cultura con costi più bassi di molti operatori profit e no profit (si veda anche l'idea 6).
Eviterei di immaginare una sovrastruttura tipo "ufficio per..." che laddove facesse risparmiare qualche soldo in noleggio palchi, etc. creerebbe costi di struttura per la collettività che rischiano di pareggiare i benefici.
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+1 # e la promozione culturale di base?Gabriele 2010-12-20 09:42
nella proposta manca in "quinto quarto", un aspetto centrale per una politica culturale progressista, e che è sbagliato risolvere al punto "servizi alla cultura", la promozione culturale di base.

cento/duecento euro affidati ad una piccola associazione o ad un circolo culturale spesso fanno la differenza tra il fare e il non fare una piccola rassegna musicale, un ciclo di proiezioni di documentari, una serie di reading di poesia, un corso di lingue e cultura, etc...
e queste piccole attività, quotidiane, creano un tessuto di opportunità di accesso alla cultura di base e popolare che crea partecipazione e coesione sociale.
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-2 # a GabrieleMichele Covolan 2010-12-20 12:00
Caro Gabriele,
hai ragione: spesso il mondo del no profit ha costi più bassi del pubblico. Però immaginando un "centro servizi" pensavo a un servizio gestito con personale del comune, quindi senza costi aggiuntivi.

Quanto alla promozione culturale di base, che è fondamentale, sono convinto che fornire gratuitamente strutture, spazi, attrezzature e servizi possa essere più utile (e più conveniente) che dare piccoli contributi di 100/200 euro, con il vantaggio ulteriore che - a differenza dei contributi - i servizi sono erogati a tutti senza che la politica selezioni i progetti che ritiene meritevoli.
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0 # sovrastrutture?Marco Ciari 2010-12-20 15:29
In parte sono d'accordo con Michele ma il problema è quale politica culturale, cioè in che direzione l'Amministrazione deve portarsi. Il Comune deve fare delle scelte: continuare a finanziare fondazionipriva te o sostenere la cultura del territorio? Incentivare i giovani artisti o fare i grandi eventi? Fare tutto non si può, gli sponsor e le fondazioni bancarie non possono sostenere tutto e tutti quindi un Comune di sinstra deve saper fare delle scelte, ovvero sostenere chi ha veramente bisogno, i progetti e le iniziative non immediatamente commerciali ma con potenzialità nel tempo. Ormai chiunque organizza eventi culturali ha la capacità e l'esperienza per provvedere a tutte le esigenze: tecniche, organizzative e promozionali: non serve tanto un Informacultura ma una linea politica chiara. Usiamo di più le biblioteche civiche, i nostri musei, e finanziamo di meno i privati !
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+1 # personale del comuneGabriele 2010-12-20 15:52
Solo una precisazione Michele: il personale del comune costa ugualmente (anzi, visti i contratti costa di più del privato sociale), se ci sono soldi bisogna scegliere se spenderli in struttura o in politiche!
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+1 # RE: Idea n. 8 - I fondi della cultura suddivisi in 4 parti Gabriele 2010-12-20 15:59
Sul ruolo dell'ente pubblico: scegliere quali iniziative sostenere è scegliere quale politica culturale fare. Non è mica disdicevole, anzi.
Non vorrei una città che dà un palco da 600 euro a tutti, indifferentemen te dal tipo di iniziativa (meritevole o no), e non sostenga magari iniziative che hanno bisogno di pagare spese vive e non servizi (musica e cinema hanno costi non indifferenti di diritti d'autore ad esempio)...
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0 # FondiGabriele Del Carlo 2010-12-21 23:27
concordo praticamente in toto con quanto scrive Michele, credo anche io fortemente che le istituzioni culturali si debbano fornire di strumenti per creare reddito e quindi dare vita a quel circolo virtuoso per cui se spendo dei soldi all'interno del museo, del teatro, del centro culturale, ecc, so che vado a finanziare l'ente.
Ma oltre a questo credo sia fondamentale TRACCIARE le spese.
Ieri in consiglio comunale é stato approvato un buco da piazzale valdo fusi al museo di scienze naturali, più ristrutturazion e di una parte delle cantine che verranno adibite a centro visistatori.
Hanno deliberato 600mila€, di fondi che provengono dalla regione, ma che di fatto sono del pubblico, dei cittadini.
Dato che si trovavano nel capitolato di spesa regionale per risistemazioni architettoniche o strutturali (da quanto ho capito), il comune aveva il dovere di mettersi di traverso e chiedere di destinare questi fondi alle biblioteche civiche comunali, ad esempio.
Quindi ribadisco, di soldi che transitano nelle casse comunali ce ne sono, bisogna solo tracciarli, capire come fare, e ridestinarli alla cultura invece che destinarli a fare buchi qui e là nella Città.
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-1 # fondi, scelte, politiche.Michele Covolan 2010-12-22 00:48
Concordo con Marco: tutto non si può fare. Oggi poi le risorse sono sempre meno e quindi bisogna da un lato scegliere, dall'altro tracciare le spese, come dice Gabriele Del Carlo (quanti Gabrieli!).
La mia proposta, alla luce delle risorse scarse, è di superare un "municipalismo" che seleziona progetti e soggetti e poi ne finanzia alcuni a discapito di altri. questo modello rischia di sfavorire la cultura diffusa, imponendo un'unica linea culturale alla città: quella dell'assessore di turno. credo che andare oltre alla logica dei contributi significhi di fatto dire "meno grandi eventi" e più cultura sul territorio, perché fornire servizi a tutti ha come conseguenza quella di aiutare maggiormente i piccoli soggetti (dare un service significa abbattere del 50% il costo di un piccolo progetto).

A Gabriele (non del carlo) vorrei dire che il personale in ambito culturale c'è già, è già pagato ed è molto competente. Valorizzarlo, mettendone il know-how al servizio di tutto in maniera trasparente, sarebbe una grande operazione di supporto alla cultura diffusa. Credo anch'io in una città che fa delle scelte, ma sono convinto che l'ambito culturale sia così soggettivo che l'ottimo sia rappresentato da un'amministrazione che dà a tutti la possibilità concreta di realizzare attività. e che sostiene economicamente gli artisti prima che gli operatori, grandi o piccoli che siano.
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0 # ARTISTI INVISIBILIAdriana Crisci 2010-12-23 09:57
Buongiorno a tutti,
capito su questo blog a pennello!
Io sto cercando di avviare un agenzia circense su Torino e ho intrappreso questo lavoro da circa 6 mesi.
Inoltre ho un associazione sportiva dove mi occupo di promuovere l'attivita acrobatica e quella circense, andando a "piazzare" gli artisti di circo contemporaneo nei diversi eventi.
Trovo al quanto difficile inserirli in un contesto lavorativo "SERIO" ed affidabile, poiche' in Italia la categoria degli ARTISTI in generale non ESISTE! E' pazzesco!
andiamo a vedere in Francia come vengono tutelati gli artisti: ognuno di loro, in base alle entrate dell'anno precedente, l'anno successivo gli viene garantito DIRETTAMENTE DALLO STATO la media del reddito percepito l'anno precedente.
Pertanto, gli artisti che lavorano in Francia, possono anche permettersi di NON lavorare l'anno successivo!
Ovvio che, se non vi e continuita nel lavoro, non si potranno piu avvalere del reddito statale minimo garantito.

Molti Artisti circensi e acrobati italiani sono COSTRETTI ad allontanarsi dal proprio paese per avere maggiori possibilita' lavorative, ma la formazione avviene appunto, nella maggior parte dei casi, a TORINO, capitale circense nazionale, che ogni anno vede almeno 50 artisti circensi conseguire il diploma di specializzazion e in Arti circensi tramite le uniche due scuole di circo riconosciute a livello nazionale.

Io, come sostenitrice e datrice di lavoro degli artisti circensi, mi trovo in difficolta a garantire una continuita lavorativa, poiche il fisco italiano non mi avvantaggia sicuramente nella gestione degli artisti.
Inoltre, osservando un paio di dati, noto come quei pochi fondi che lo stato italiano direziona verso attivita' promozionali culturali, vengano dirottati per il 48% circa verso l'attivita LIRICA, fino ad arrivare a SOLO..... o,2% alle attivita' circensi!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!
Tagliamo i fondi alla lirica e distribuiamoli in maniera piu equa alle altre attivita' culturali e artistiche!
La situazione circense in Italia è questa ... Mi viene da piangere!!!
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0 # RE: Idea n. 8 - I fondi della cultura suddivisi in 4 parti sara 2011-02-06 18:08
Non mi è molto chiaro chi gestirebbe quello che è, in fondo il mio lavoro, la comunicazione degli eventi, molto ma molto più importante dell'evento stesso... stagisti pagati due lire dal comune come oggi avviene con gli info turistici? ragazzini appena usciti dall'università senza alcuna esperienza e pagati il minimo indispensabile o con crediti? o si fanno le cose sul serio, oppure meglio non farle e lasciare che siano i privati ad offrirsi... ma con una gara d'appalto, come si faceva ai tempi dei nostri nonni, in cui vince anche chi è più bravo, non solo chi è amico di... come in tutti questi ultimi anni si è usato fare a Torino. Come fotografa inoltre ribadisco che gli eventi dovrebbe seguirli chi ha vinto una gara... un concorso... non so: qualcosa di un po' più trasparente che la soluzione qui sopra descritta.
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