Uscire insieme dalla crisi: un nuovo modello per #Torino - http://t.co/WxsHSKK1

Martedì 24 Aprile 2012

 

"La dinamicità del cambiamento e la voglia di includere per progredire sono frenate dal razzismo leghista e dal populismo berlusconiano che tentano, per ora senza troppo successo da queste parti, di sostituire l'intolleranza e l'individualismo ai valori storici di Torino: la solidarietà e l'inclusività."

"Essere laici significa non solo denunciare la collusione di frange estremiste del cattolicesimo (come il Movimento per la Vita o Comunione e Liberazione) con la politica razzista e populista di leghisti e berlusconiani, ma anche di riconoscere pieno titolo ai cattolici di esprimere le proprie opinioni senza che esse pesino più delle altre, ma senza nemmeno condannarle come oscurantiste spesso senza nemmeno ascoltarle."

"Abbiamo già provato, infine, che la migliore difesa della famiglia si basa sulla difesa di tutte le unioni che generano stabilità affettiva, assistenza reciproca, aiuto nelle difficoltà, sinergie positive, quindi non dobbiamo ignorare le coppie formate da persone dello stesso sesso o le famiglie con genitori dello stesso sesso."

Pubblichiamo le idee di Andrea, attivista del movimento LGBT torinese al quale abbiamo chiesto di ragionare attorno alla priorità numero 4 (Pluralità, diversità e sicurezza). Ci descrive le caratteristiche di una città tollerante, ci parla di laicità e chiede di difendere le tutte le unioni che generano stabilità affettiva.

E Voi? Che ne dite? Vi sembra una buona idea?

1 - Come è cambiata la città negli ultimi 15 anni? E' una città più aperta, tollerante, inclusiva?

Torino nel 1995 era una città decisamente diversa da come la viviamo oggi. Un grande città industriale, un po' grigia e riservata, alle prese con gli inizi dell'immigrazione di cittadini stranieri, con un centro bello, ma un po' logoro, delle periferie che sapevano ancora di quartieri-dormitorio e la paura, ben giustificata, che la FIAT non sarebbe più bastata a dare un lavoro e una sicurezza per tutte e per tutti. In quella città esistevano già, tuttavia, i germi di un cambiamento che si è poi realizzato: nel solco dei grandi santi sociali si inserivano nuove realtà, come l'ASAI di Sergio Durando, il Sermig di Ernesto Olivero, il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, le piccole e medie imprese che avevano prosperato all'ombra della grande mamma automobilistica erano solide e piene di idee e creatività, il Politecnico sfornava i migliori ingegneri d'Italia, si moltiplicavano le associazioni di volontariato, le iniziative artistiche e culturali.

E così, nel modo sempre un po' incomprensibile che abbiamo noi torinesi, è iniziato un profondo cambiamento: le nostre bellezze architettoniche sono state ripulite e restaurate (dalla Reggia di Veneria a Villa della Regina), i quartieri che accoglievano la grande migrazione straniera sono diventati centri pulsanti di vita culturale, di divertimento, di integrazione (basti pensare a San Salvario e al Quadrilatero), sono arrivati i turisti, razza praticamente sconosciuta fino a prima delle olimpiadi del 2006, e il tessuto produttivo ha affrontato una crisi che gettato molte città industriali d'Europa in una profonda crisi sociale con intelligenza e tenacia. Questo, ritengo, è il grande "bene comune" che è Torino per noi nel 2010.

Torino è oggi una città aperta, tollerante, inculsiva, non so se più o meno di 15 anni fa, ma di sicuro la curiosità e la voglia dei torinesi di essere "laboratorio sociale" hanno trovato sempre più il modo di esprimersi con le nuove grandi sfide sociali ed economiche di questi ultimi anni.

D'altra parte anche qui, come nel resto del nord, la dinamicità del cambiamento e la voglia di includere per progredire sono frenate dal razzismo leghista e dal populismo berlusconiano che tentano, per ora senza troppo successo da queste parti, di sostituire l'intolleranza e l'individualismo ai valori storici di Torino: la solidarietà e l'inclusività.

2 - Qual è la tua idea di laicità?

Essere laici, per me, significa non sottomettere mai le leggi del vivere comune a regole provenienti da una o più religioni, nè sottomettere, per contro, l'esercizio delle religioni, ai vincoli della legge civile.

Questa è la mia idea di laicità: ascoltare tutte le opinioni e tutte le sensbilità quando si discutono le regole del vivere comune e poi decidere, a maggioranza, in modo democratico, quali regole dobbiamo condividere, senza che nessuna posizione, sia essa religiosa o ideologica, si arroghi il diritto di pesare più delle altre.

Spesso, quando pensiamo alla laicità, pensiamo subito all'ingerenza della Chiesa cattolica nelle faccende dello Stato. E facciamo bene. Tuttavia, da crisitano cattolico, mi accade di osservare, sempre più spesso, atti di intolleranza e di chiusura ideologica verso persone per il semplice fatto che queste sono etichettate come "cattoliche".

Essere laici significa non solo denunciare la collusione di frange estremiste del cattolicesimo (come il Movimento per la Vita o Comunione e Liberazione) con la politica razzista e populista di leghisti e berlusconiani, ma anche di riconoscere pieno titolo ai cattolici di esprimere le proprie opinioni senza che esse pesino più delle altre, ma senza nemmeno condannarle come oscurantiste spesso senza nemmeno ascoltarle.

Nella mia esperienza di cattolico omosessuale ho incontrato accoglienza, amicizia e apertura al dialogo tanto nella Chiesa cattolica quanto fuori da essa e, specularmente, intolleranza, ostilità e chiusura al confronto tanto nelle associazioni per la difesa dei diritti delle persone LGBT quanto fuori da esse.

3 - Qual è la tua idea per Torino?

Torino è sempre stata la punta di diamante dell'innovazione sociale in Italia. 150 anni fa fu la "locomotiva piemontese" a trainare l'unità d'Italia, oggi, nuovamente, Torino è chiamata ad essere la locomotiva dello sviluppo di una nuova idea di società, che sta già sperimentando.

Abbiamo già provato che rendere vivo un quartiere, favorendo attività commerciali e culturali, lo rende sicuro producendo nel contempo benessere, quindi non dobbiamo prendere la strada delle ronde e delle pattuglie perchè ne abbbiamo già una migliore che ha già funzionato sotto i nostri occhi.

Abbiamo già provato con l'immigrazione dal meridione che includere i nuovi arrivati in città offrendo loro case, servizi e il modo di sentirsi torinesi senza rinengare le proprie radici ha prodotto richezza e sviluppo sociale, quindi non dobbiamo moltiplicare i centri di detenzione, le espulsioni, la diffusione delle idee razziste, perchè sappiamo già che includere è più vantaggioso che escludere.

Abbiamo già provato, infine, che la migliore difesa della famiglia si basa sulla difesa di tutte le unioni che generano stabilità affettiva, assistenza reciproca, aiuto nelle difficoltà, sinergie positive, quindi non dobbiamo ignorare le coppie formate da persone dello stesso sesso o le famiglie con genitori dello stesso sesso, discriminandole rispetto a quelle formate da persone di sesso opposto perchè sappiamo che dare pari diritti chiedendo pari doveri è l'unico modo per fare crescere tutta la collettività.

Commenti  

 
+1 # RE: Idea n. 4 - Difendere tutte le unioni che generano stabilità affettivaLuciano Ghio 2010-12-17 11:21
come non essere d'accordo fino all'ultima virgola?
inclusione, condivisione, solidarietà: sono gli stessi concetti espressi da liberté, égalité, fraternité.
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