Intervista realizzata da Giulia Zanotti per Nuova Società.
Gianguido Passoni, assessore al Bilancio nella giunta Chiamparino, è ora candidato alle primarie del centrosinistra per le prossime elezioni comunali. Uno dei politici più giovani di Torino ci spiega le sue idee e le sue proposte per il futuro della città.
Quali sono le motivazioni che l'hanno spinta a candidarsi come sindaco di Torino?
La necessità di dare a questa città un bilancio non solo economico, ma anche delle cose fatte. Questi anni di governo hanno cambiato la città e hanno migliorato molte cose, ma tante altre restano ancora da fare. E in questo scenario mi sembrava che mancasse un punto di vista che riguardasse la sinistra e questioni come quella dei beni pubblici, di una struttura diversa della città e del welfare. Insomma mi è sembrata un'occasione che la sinistra non poteva perdere. La mia è quindi una candidatura indipendente, ma di sinistra, che si spera colga nel segno.
Torino è una delle città più indebitate d'Italia. Lei è assessore al Bilancio nell'uscente giunta Chiamparino. Cosa può dirci di questo debito e perché i torinesi dovrebbero votare proprio colui che è ritenuto responsabile di questo buco nel bilancio?A tale proposito bisogna precisare che ci sono state due giunte Chiamparino. La prima è quella che ha avuto la responsabilità di decidere intorno a grandi opere come le Olimpiadi e allora l'assessore al Bilancio era Paolo Peveraro. Quella giunta ha spinto l'acceleratore sugli investimenti, ma ha anche contratto molti debiti che oggi sono ancora presenti nelle casse comunali. La seconda giunta invece ha avviato una politica di rientro, di controllo e regimentazione e io mi sono fatto carico di questo.
E va anche detto che questa giunta nel 2006/2007 ha dovuto pagare anche opere pubbliche già approvate e decise da quella precedente ed iniziate prima della mia nomina. Ora l'amministrazione comunale ha circa 3,1 miliardi di debito. Ma una città delle dimensioni di Torino investe ogni anno circa 200 milioni per manutenzione, edilizia popolare e altro. Non esiste grande città al mondo che non si serva dei prestiti e di conseguenza degli indebitamenti per fare investimenti, è la regola. Torino non è la prima città più indebitata d'Italia, ma la terza, dopo Roma e Milano.
Tra le questioni che la prossima amministrazione comunale di Torino dovrà affrontare vi è anche quella della Città Metropolitana e del ruolo delle dieci circoscrizioni. Quali proposte ha?Partecipazione e decentramento sono valori e beni comuni della collettività. Penso che occorra rafforzare il decentramento delle funzioni amministrative. Questo perché le circoscrizioni sono parte e devono essere parte di una città metropolitana che veda nella cintura di Torino una nuova relazione tra servizi, trasporti, viabilità e interventi ambientali. La partecipazione dunque è la chiave di volta e partecipazione e trasparenza sono due facce di una stessa medaglia. Se facciamo in modo che la gente partecipi di conseguenza aumenta la trasparenza e diminuisce la disaffezione nei confronti della pubblica amministrazione.
Quali soluzioni ha per il Piano Regolatore della città, visto che fino a questo momento sono state proposte più di duecento varianti?È vero, dopo il 1995 sono state proposte oltre duecento varianti, tutte varianti parziali. Così però prima o poi sarà necessario fare un bilancio complessivo. In attesa di un nuovo piano regolatore unico è quindi meglio fermarsi ed interrogarsi se tutte queste varianti rispondono a bisogni collettivi e se non sia il caso di fare una rivisitazione delle chiavi di trasformazione della città che può aiutare a capire per chi e cosa si devono riempire i vuoti presenti: per i cittadini, per dei servizi, per delle attività. Altrimenti si alimenta solo una spirale economica di investimento sul cemento.
Torino è anche una delle città più inquinate d'Italia. Come fare per risolvere questo problema?Il tema dell'inquinamento riguarda tutte le grandi aree metropolitane e Torino in questo momento ha la maglia nera. Sicuramente il tema della mobilità sostenibile è un tema importante. Solo un mix di ulteriori limitazioni al traffico cittadino, con più aree pedonali e divieti per le motorizzazioni non ecologiche, e una cultura della mobilità che privilegi il trasporto pubblico possono aiutare a cancellare questo record negativo. Così come bisogna creare una mobilità di quartiere, rendere le aree attraenti, creare un nuovo modo di partecipare alla collettività basata sulla bicicletta e sul trasporto pubblico e non solo sulla mobilità automobilistica privata.
Proposte per quelli che possiamo definire gli "ultimi", ovvero quelle categorie sociali e quelle famiglia che sono sotto la soglia minima di povertà e che a Torino rappresentano il 20% della popolazione?Torino è una città che da un lato invecchia velocemente, con 198 anziani ogni 100 giovani, ma il sistema di welfare non è tarato su questi parametri. Dall'altro lato c'è il problema di una società che non ridistribuisce più le risorse in maniera adeguata e le persone anche giovani si impoveriscono. È necessario quindi ridisegnare un sistema di welfare che sia davvero in grado di guardare al futuro. Quindi più servizi per fasce deboli, per giovani e per le nuove famiglie in modo che possano avere una casa e una vita normale senza essere schiacciate dai debiti.
Lei che è uno dei candidati più giovani a queste elezioni comunali di Torino quali proposte ha per i giovani della città?Torino vuole essere una città che dà spazio ai giovani e ha investito tanto in ricerca e nelle università, ha raddoppiato l'università e creato strutture ricettive. Queste sono le chiavi di volta per il futuro: noi dobbiamo avere giovani sempre più formati, acculturati e capaci, che devono venire a Torino non solo a studiare, ma anche potersi fermare a Torino, mettere su famiglia e trovare un'occupazione. Torino è sopra la media nazionale di disoccupazione giovanile di tre punti, bisogna domandarsi perché ed essere consapevoli che per dare un futuro ai giovani bisogna creare prospettive occupazionali e di crescita professionale.
Come disegnerebbe la sua Torino del futuro?Mi piace immaginarla con un'attività produttiva che risostenga i servizi che si sono sviluppati, con una capacità di coinvolgimento della collettività diversa, con una ricchezza che non è più polarizzata su istituti bancari e fondazioni, ma investita effettivamente. Un grande messaggio di equità sociale e fiscale che credo sia la sfida delle grandi crisi dell'Occidente di oggi. Una città in grado di conciliare globale e locale ed essere una capacità perno dello sviluppo. Ed infine un grande coinvolgimento ed utilizzo delle risorse locali che in città sono ricche ed abbondanti. Insomma, coinvolgimento, ottimismo e sogno sono le parole chiave.
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