Care cittadine e cari cittadini,
oggi, come 20 anni fa, Torino è a un bivio. Deve affrontare una nuova, radicale e appassionante fase di trasformazioni. Sarà la prima campagna elettorale che dovrà confrontarsi con le preoccupazioni legate alla nuova dimensione internazionale del gruppo FIAT e la prima campagna elettorale comunale senza il San Paolo saldamente torinese. Ma sarà anche la prima campagna elettorale con la Linea 1 della metropolitana interamente realizzata, con viali che prima erano ferrovie e una città profondamente rinnovata.
Di fronte a questo scenario mi candido alle primarie perché credo che la sinistra torinese debba partecipare con la sua passione e le sue idee a questa nuova stagione di progresso. E perchè penso che debba farlo unita e debba farlo convinta di poter essere la guida di tutto il Centrosinistra nel Governo della Città. La mia candidatura è il frutto di un percorso comune costruito nel corso del tempo. Torino Bene Comune è un progetto che ho visto crescere giorno dopo giorno a partire dalla scorsa estate. Siamo partiti da 20 pagine di riflessioni scritte a più mani, che si sono trasformate in cinque priorità, si sono affacciate sulla rete e si sono arricchite con i contributi e i commenti di centinaia di torinesi.
Sono contento di poter rivendicare oggi, il giorno in cui scrivo questo appello alla città, questo
lungo percorso che è partito da un progetto e non dal nome di un candidato. Credo nella politica e credo nei programmi, come credo alle persone e alle loro idee. Ho una certezza: è la politica che deve farsi carico del progetto della città del futuro.
Tutte le sfide richiedono nuovi strumenti e nuove relazioni. Torino ha bisogno di
un ricambio generazionale e di un ricambio relazionale. Cardine di questo nuovo metodo deve essere la partecipazione. Oggi o si gestisce o si governa. Se dovessi dare una definizione del verbo gestire direi: applicare soluzioni vecchie ai problemi della città: privatizzare, svendere, occupare con il cemento spazi liberi. Se invece dovessi definire il verbo governare direi: affrontare i problemi di una comunità coinvolgendo la comunità. Responsabilizzando le cittadine e i cittadini nell’essere parte delle scelte e delle azioni.
Abbiamo idee e passioni per governare Torino, per gettare i semi per uno sviluppo economico che sia vero progresso per la nostra città e per chi ci abita. In una situazione di crisi economica, di tagli del governo alle amministrazioni locali, di insicurezza sul lavoro,
un Comune come il nostro ha il dovere di garantire il mantenimento di politiche sociali ai livelli attuali. E quindi zero tagli ai servizi. Questo non deve, però, rappresentare un aumento dei costi per il Comune. Anzi. Significa rinnovare l’impegno per la legalità e la giustizia sociale, a partire dalla lotta all’evasione. Significa ripensare e rendere più efficaci e attuali i servizi e le politiche sociali per aggredire la fascia grigia delle nuove povertà, che si trovano schiacciate tra il “non essere abbastanza povere” ed il non essere in grado di mantenere una qualità della vita accettabile. In mezzo a questo, c’è la responsabilità delle reti sociali, del Terzo Settore, dei corpi organizzati della società che devono diventare parte sussidiaria del nuovo welfare comunale.
Chi governa Torino deve avere la capacità di guardare alle innovazioni delle migliori città italiane e soprattutto europee in materia di servizi alla persona per cogliere le esperienze migliori e farle proprie. Una amministrazione moderna non solo deve garantire i servizi esistenti ma anche renderli flessibili rispetto alle esigenze di una città che cambia e in cui cambiano anche le esigenze e la disponibilità delle cittadine e dei cittadini. Possiamo offrire servizi migliori utilizzando meno risorse se saremo capaci di far cooperare tra loro i cittadini attraverso reti autonome di sostegno.
Immagino Torino come una città che basa la propria competitività nella diffusione di buone pratiche sociali, ambientali ed economiche. La diffusione delle buone pratiche passa attraverso la definizione di obiettivi condivisi tra i cittadini, ne ridefinisce stili di vita e di consumo diventando, però, una potente occasione di qualificazione e di competitività del territorio.
Non chiediamo al Governo di ripianare il debito della città. Da buoni e orgogliosi torinesi dobbiamo fare partendo da noi. Abbiamo dimostrato di potercela fare ottenendo una valutazione positiva da Standard & Poor’s, proprio in questo periodo di ristrettezze di cassa. Dobbiamo però chiedere a gran voce al Governo di tornare a occuparsi dei servizi di sua competenza non obbligando i comuni, ultimo livello di spesa, a colmare le sue evidenti lacune o, peggio, i suoi tagli. Il federalismo di cui abbiamo bisogno non è quello “per abbandono” che ha in mente il Governo di centrodestra.
Torino deve essere orgogliosa di essere protagonista dei festeggiamenti per I 150 anni dell'Unità Nazionale, ma deve essere consapevole che si chiude con queste celebrazioni la stagione dei grandi eventi che ne ha trainato lo sviluppo nel passato recente.
Si aprirà una nuova fase che dobbiamo immaginare e realizzare. Queste le mie
cinque proposte concrete sulle quali iniziare a disegnare il futuro della città.
1. Acqua, aria, paesaggio e suolo sono un bene comune. Difendiamoli senza esitazione.
2. Per affrontare la crescente precarietà di vita, inauguriamo un nuovo welfare comunale aperto alle esigenze dei giovani, delle coppie di fatto e dei single. Diamo ai giovani una città in cui siano protagonisti con i loro talenti, la loro fantasia e la loro capacità di costruire futuro. Partendo da una politica della casa che garantisca a tutte e a tutti la possibilità di costruirsi una vita indipendente. Il nuovo welfare comunale deve dare agli anziani la prospettiva di una vita serena in cui i servizi non vengano meno.
3. Costruiamo un'alleanza tra centri di ricerca pubblici e privati e forze produttive. Perché rassegnarci alla delocalizzazione? La nostra capacità di innovazione e il nostro patrimonio di competenze tecniche possono far nascere a Torino una nuova industria manifatturiera ad alto contenuto tecnologico ed ecologico. Immaginiamo una città in progresso nella quale i lavoratori non debbano dividersi o subire ricatti, una città in cui continuino a essere tutelati i diritti dei lavoratori.
4. Trasformiamo le diversità da problema a opportunità. Coinvolgiamo le nuove cittadine e i nuovi cittadini in un progetto di città che cresce in cultura, economia e sicurezza. Seguiamo con attenzione i problemi posti dai movimenti laici, dei diritti civili e delle persone di tutti gli orientamenti sessuali.
5. Liberiamo la comunicazione e investiamo sulla trasparenza. Gli edifici pubblici sono già dotati di reti wi-fi. Possiamo rendere le reti disponibili alle aree limitrofe al costo di un'antenna. Le pubbliche amministrazioni devono mettere a disposizione di tutti I dati di cui dispongono: I cittadini e le cittadine devono poter usare la rete per contribuire a creare il cambiamento accedendo a questa ricchezza di informazioni.
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Commenti
un cordiale saluto
Stefano Madeddu.
Sugli impegni sottolinerei le opportunità offerte da un SERIO SERIO impegno per ridurre le emissioni pulire l'aria migliorare invece di aumentare le edificazioni. Son tutte occasioni di lavoro verde
ciò premesso sono attivamente per gianguido
Anche in questo caso attivando processi che coinvolgano nelle decisioni i cittadini e le comunità locali nelle varie forme in cui esse si esprimono.
Ovviamente sono un tuo sostenitore, raccoglierò le firme per la tua candidatura a Sindaco e metto la mia esperienza a disposizione del progetto politico che sta alla base della tua candidatura
silvio coraglia
Le tue cinque proposte sono decisamente interessanti; quella sui nuovi cittadini è modernamente "controtendenza" e mi convince a schierarmi dalla tua parte. Condivido i suggerimenti per una politica dei rifiuti votata all'ecosostenibilit à.
Manderò ai banchetti tutti i miei amici torinesi.
Ritrovarli nella lettera di Gianguido Passoni e in "Torino Bene Comune" è rassicurante e mi fa sperare che a Torino si possa finalmente ambire al meglio. Onestà, capacità, proposta e visione. Ottimo!
1) de-automobilizzazi one dei torinesi (sarà dura, ma con la linea 2 e altro possibile). Meno inquinamento, più mezzi pubblici moderni ed efficienti, piste ciclabili vere.
2) Always connected: Torino wireless, banda larga, internet economy. Questo il vero futuro post-Fiat. Dobbiamo tornare ad innovare senza paura, lasciandoci dietro il passato (ma non chi per quel passato ha speso al sua vita: e per questo welfare, welfare, welfare)
PENSO SIA NECESSARIO FARLO CONOSCERE SIA COL PASSA PAROLA CHE TRAMITE VOLANTINI.
CIAO
GIOVANNI
vorrei solo che ogni punto fosse accompagnato da qualche piccolo esempio pratico che lo renda più immediatamente comprensibile a chi non è abituato al linguaggio della politica: a volte basta un nonnulla per coinvolgere di più le persone.
grazie e buon lavoro, gianguido.
Ringrazio anticipatamente per la risposta e Le auguro un grosso in bocca al lupo.
Michele
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