
Gianguido Passoni, 40 anni, è Assessore al Bilancio del Comune di Torino e libero professionista. Eletto in Consiglio Comunale nel 2001 e 2006 è stato candidato espressione della Sinistra alle elezioni Primarie del Centrosinistra che si sono tenute a Torino il 27 Febbraio 2011. Sostenuto da Torino Bene Comune ha ottenuto il 12,4% dei consensi, alle spalle dei due candidati del PD. Leggi la biografia completa.
Le dichiarazioni di Piero Fassino "Conosco le fabbriche meglio di loro" e di Sergio Chiamparino "Parlano senza aver mai lavorato" mi hanno spiazzato. So bene che le loro posizioni sull'accordo Fiat sono più articolate di quanto questi virgolettati possano lasciare trasparire. Allo stesso tempo, però, non posso non notare come queste siano quantomeno inopportune. Hanno, infatti, il difetto di semplificare eccessivamente, personalizzandolo, un dibattito che dovrebbe restare ancorato ai termini dell'accordo e a quello che significa per il Paese. Si deve rispetto assoluto per chi oggi vive la difficile condizione del lavoro in fabbrica, sia come lavoratore, sia come rappresentante sindacale dei lavoratori.
In questa fase è poco interessante interrogarsi sullo stato dei rapporti tra le sinistre e gli operai, come è troppo comodo, liquidare la questione dicendo: "fossi un operaio voterei sì". Il voto su un accordo del genere è, a mio modo di vedere, una grande sconfitta, perché scarica sugli operai il peso di una decisione drammatica e perché costringe i lavoratori a valutare la possibilità di rinunciare a diritti di partecipazione e rappresentanza nel mondo del lavoro come una cosa non essenziale, o monetizzabile.
L'investimento di Fiat a Torino è importantissimo, ma non può essere raggiunto eliminando il dissenso civile e democratico. Ho apprezzato molto le dichiarazioni della CGIL espresse dalla segretaria generale Susanna Camusso, quando ha sottolineato che non si può concordare l'esclusione di un sindacato, soprattutto se così importante, dal futuro della principale industria italiana. Non può esserci un modello partecipativo che si fondi sull'impedimento della libertà sindacale.
Se questo sistema di relazioni prende piede i lavoratori rischiano di restare soli, non solo in Fiat, non solo nel settore dell’auto: è per questo che chiedo più coraggio e più umiltà nel trattare questo tema, soprattutto a chi rappresenta o si candida a rappresentare la città di Torino, che nella propria storia non si è mai stata indifferente alla questione dei diritti del lavoro, in particolar modo in Fiat.
Non si sta affrontando, infine, la questione altrettanto importante delle ricadute dell'accordo sul sistema dell’indotto, ad oggi escluso dall’accordo (dove sarà applicato il contratto nazionale vigente e dove la FIOM è spesso l’unico o il più radicato tra i sindacati metalmeccanici). Qui si gioca si gioca una buona fetta della partita su qualità e numeri dello sviluppo industriale ed occupazionale della città nei prossimi anni.
Questa non è una partita che la sinistra deve giocare in difesa.
Commenti
Avendo presenti quelle che sono (e sempre più sono destinate ad essere) le dinamiche nomadi degli investimenti industriali alle quali iniziamo ad assistere.
Se, quindi, è giusto rivendicare da parte della sinistra una posizione non solo difensiva, diventa difficile capire se esite una qualche possibilità di assumere un ruolo attivo ed efficace nei prossimi giorni.
Che la città abbia bisogno di ridefinire il suo ambito di intervento produttivo non credo possa essere contestato, ma occorre che, oltre ad essere individuati, questi processi abbiano il tempo di maturare.
Non credo che questo sia il momento di perdere l'investimento della Fiat. Sono convinta che tutti coloro che in questa vicenda sono direttamente coinvolti, abbiano chiara l'ingiustizia di dover essere chiamati a scegliere di piegare ad esigenze di convenienza di mercato il proprio bagaglio di diritti. Penso che nessuno, se non gli operai di Mirafiori, possa capirne le effettive conseguenze sull'attività lavorativa, ma non si può non concordare sul fatto che le ricadute sul sistema della rappresentanza sindacale abbiano una portata potenzialmente lacerante.
Le dichiarazioni di alcuni bruciano e sono ben più che inopportune; emblematicament e, rendono il senso di quello che ormai stiamo imparando a conoscere bene: la "facilità" del giudizio, la superficialità, la distanza delle istituzioni rispetto a coloro che dovrebbero rappresentare, e, forse, la distanza di tutti da tutti...
Ma sono anche certa che la città possa e debba star vicino agli operai di Mirafiori, interpretando questo passaggio attraverso il vocabolario del momento storico attuale: con la consapevolezza, quindi, della difficoltà di trattenere sul nostro territorio un investimento ancora importante e della necessità di farlo con gli strumenti e i rapporti di forza esistenti.
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