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Martedì 24 Aprile 2012

 

Gianguido Passoni

Gianguido Passoni, 40 anni, è Assessore al Bilancio del Comune di Torino e libero professionista. Eletto in Consiglio Comunale nel 2001 e 2006 è stato candidato espressione della Sinistra alle elezioni Primarie del Centrosinistra che si sono tenute a Torino il 27 Febbraio 2011. Sostenuto da Torino Bene Comune ha ottenuto il 12,4% dei consensi, alle spalle dei due candidati del PD. Leggi la biografia completa.

Con questa nota vorrei ragionare da cittadino e amministratore di Torino su tre elementi che mi preoccupano molto nella vicenda FIAT, senza soffermarmi sui contenuti strettamente sindacali dell'accordo su Mirafiori.

Anzitutto mi preoccupa l'evidente difficoltà  di rapporti con le organizzazioni sindacali di questo nuovo corso della dirigenza FIAT. Non solo nei confronti delle organizzazioni dei lavoratori (ed in particolare della più rappresentativa di queste, la FIOM), ma anche verso Confindustria.

Tutto a un tratto, dopo decenni di relazioni sindacali basate su contratti nazionali, rappresentanza delle imprese da parte di Confindustria e pieno riconoscimento di tutte le sigle sindacali dei lavoratori viene tutto cancellato. Ci troviamo con una multinazionale creata in pochi giorni che non si iscrive a Confindustria, che fa carta straccia del Contratto Nazionale di Lavoro e che decide quali sono i sindacati che possono entrare in fabbrica. Sicuramente è un passaggio “storico”, ma non si tratta di un passo in avanti.

 Il secondo aspetto che mi preoccupa è la drammatica rimozione del tema dei diritti, che determina a cascata un crollo nella dignità delle persone e nella qualità  della vita per le lavoratrici e i lavoratori che dovranno adattarsi a questo nuovo modello di lavoro. Salari, turni, pause pranzo, giorni di lavoro non sono solo punti di un accordo sindacale ma anche elementi che hanno una ricaduta sulla vita di una città, se vengono tradotti in capacità  di spesa, qualità  della vita e tempo libero per sè e famiglia. Non dobbiamo dimenticare che nella grande stagione delle battaglie sindacali in Fiat del dopo guerra i miglioramenti conquistati nella catena di montaggio hanno anticipato, e determinato, un accrescimento della consapevolezza dei propri diritti di cittadini di tutti coloro che, arrivati a Torino per la grande fabbrica, hanno imparato ad amare e contribuito a trasformare in meglio la nostra Città. Quando dico che c’è bisogno della coscienza e dei valori della sinistra per progettare il futuro della nostra Città intendo proprio cose come questa.

Infine, la produzione. L'industria automobilistica, non solo italiana, sta tentando di uscire dalla crisi che l'attanaglia da troppo tempo diversificando la propria produzione e convertendosi sempre di più verso modelli innovativi e ecologicamente più sostenibili. Di tutto questo, a quanto pare, ad oggi non vi è traccia nei progetti indicati nell'accordo.

Con tutti coloro che stanno animando il percorso di Torino Bene Comune stiamo ragionando su un modello di città  che sia capace di non perdere la propria vocazione industriale, con un grande obiettivo: trasformare la nostra città  in un punto di riferimento per l'industria ecologica e delle nuove tecnologie puntando su un'alleanza tra i centri di ricerca più innovativi e le forze produttive. Solo così Torino può tornare ad essere capitale del lavoro, dei diritti del lavoro e dell'industria italiana.

Per vincere questa sfida devono tutti giocare nella stessa squadra. Dico in primo luogo gli enti locali. Ma soprattutto chi da questa città ha avuto così tanto in più di un secolo di storia.

Gianguido Passoni

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