
Finalmente. Dopo quasi un mese di campagna elettorale e a tre giorni dal voto, i cinque candidati in corsa per le primarie di Torino si sono confrontati pubblicamente sui programmi e sul futuro di Torino. Per la prima e unica volta Silvio Viale, Michele Curto, Gianguido Passoni, Piero Fassino e Davide Gariglio (in rigoroso ordine con cui saranno presenti nelle schede elettorali) si sono ritrovati insieme davanti agli elettori.
Era gremito, ieri sera, l'Auditorium ITIS Avogadro, circa 400 persone in platea. Giornalisti, esponenti politici, sostenitori e cittadini interessati a capire qualcosa in più, magari anche per prendere una decisione sul candidato da votare domenica prossima. Si procede con ordine: cinque giornalisti, uno alla volta, fanno una domanda. I candidati, uno alla volta, rispondono, con un tempo limite di cinque minuti. (Articolo di Andrea Paparella per Nuova Società).
P.s. A noi di Torino Bene Comune, Gianguido è sembrato FORTISSIMO
1 - La prima questione sul tavolo è quella della primarie come strumento elettorale, anche a fronte della tante polemiche di questi giorni e del rischio paventato da alcuni rispetto alle eventuali infiltrazioni da parte del centrodestra.
Viale: «Ritengono che le primarie siano un mezzo assolutamente adeguato e che dovrebbe essere utilizzato da tutti, centrodestra incluso».
Curto: «Le sfide dei prossimi anni saranno molto dure. Serve partecipazione e le primarie sono un ottimo strumento in questo senso. Permettono di far partecipare anche ragazzi giovani, da 16 anni in su, e hanno permesso anche di dare una possibilità a un candidato come me».
Passoni: «Le elezioni da vincere sono quelle di maggio. Le primarie sono molto utili, perchè allargano la discussione e la partecipazione: questo percorso ha quindi già rafforzato il centrosinistra di Torino. E non a caso, credo, il centrodestra sceglierà il suo candidato dopo il voto di domenica. Un punto deve essere chiaro: a prescindere da chi vincerà, dobbiamo sostenere il candidato che la gente sceglierà».
Fassino: «Le primarie sono un importante esercizio di democrazia diretta. Un mezzo che ci fornisce anche un vantaggio sul centrodestra, considerando il lavoro fatto sul territorio. Difendo il metodo. Ci può essere qualcuno che pensa di poter inquinare il voto di domenica. Io credo che l'antidoto migliore a questo rischio sia rappresentato da quanta gente riusciremo a portare a votare. Più sarà elevato il numero, più chi tenta di sporcare il voto sarà emarginato e non avrà influenza».
Gariglio: «Gli elettori non appartengono ai partiti. Le primarie sono utili per allargare l'elettorato e convincere più persone. Chiamiamo tutti a votare. Se domenica prossima si recassero a votare in 80mila sarebbe un vero trionfo per il centrosinistra torinese».
2 - Il secondo quesito riguarda l'eventualità, per il vincitore di domenica, di coinvolgere qualcuno degli altri contendenti anche contro il candidato del centrodestra.
Curto: «Sono assolutamente a favore. Serve un modello di governo partecipato che ci faccia superare questo momento di difficoltà per la città».
Passoni: «Non escluderei nessuno a priori. Dopo le primarie si andrà alle elezioni e in quel caso il centrosinistra dovrà essere unito. Peraltro – chiude con una battuta - ho difficoltà a pensare a Fassino come mio vice...».
Fassino: «Chi vince deve unire e chiamare a cooperare le forze utili alla guida della città. Quello che conta è la reale volontà a lavorare tutti insieme».
Gariglio: «Lo ribadisco ancora una volta: se perdessi sosterrei il vincitore. La coalizione che vincerà le elezioni di maggio, sono convinto la nostra, dovrà rappresentare tutte le anime del centrosinistra. Se toccasse a me, mi farei carico di portare avanti tutte le idee valide degli altri candidati».
Viale: «Io ci sono. Le battaglie si portano avanti e bisogna fare gioco di squadra, anche se mi sembra che queste primarie non si siano riuscite. Continuo a chiedermi, ad esempio, "Gariglio, ma quanto hai speso?"».
3 - Terzo tema affrontato, la Fiat. Sergio Marchionne è un amico o un nemico di Torino?
Passoni: «La categoria amico/nemico non appartiene alla politica. Detto questo, la mia posizione è nota da tempo: non si possono accettare ricatti, su Fiat ci sarebbe dovuta essere un risposta più decisa. Nel 2006 la città ha investito decine di milioni di euro perché l'azienda producesse qui la Grande Punto. Gli accordi presi si rispettano e non si possono rinegoziare di continuo le condizioni».
Fassino: «Marchionne è l'amministratore delegato della Fiat. Fa il suo mestiere e noi dobbiamo fare il nostro. Mi sono schierato a favore dell'accordo Mirafiori perché, se non fosse stato firmato, oggi staremmo parlando della chiusura dello stabilimento. Ora, invece, abbiamo gli argomenti per incalzare Fiat sugli impegni presi. Inoltre, ritengo che l'amministrazione dovrà impegnarsi per creare le condizioni favorevoli affinché aziende come Fiat restino sul nostro territorio».
Gariglio: «Marchionne è un manager che risponde ai suoi azionisti. Dobbiamo parlare con lui e anche questi azionisti, in particolare quelli torinesi. Nel 2006 la Fiat ha avuto 70 milioni per restare qui e sappiamo come è finita. Questo non deve accadere di nuovo».
Viale: «Dobbiamo assumerci responsabilità che in passato non ci siamo presi. Se vogliamo che la Fiat resti a Torino dobbiamo offrire condizioni adeguate a chi ci mette i soldi».
Curto: «La città ha dimostrato di voler interloquire con Marchionne. Lui rischia di porsi come avversario. Marchionne non è un operaio, nessuno di noi qui lo è. Mio padre era un operaio della Teksid. Questo posso dirgli: "Papà, sarò sempre dalla parte degli operai e non sarò mai subalterno alla Fiat di Marchionne"».
4 - Quarto punto, e questione delle più spinose, gli appalti pubblici.
Fassino: «Ho incontrato molte persone in queste settimane. Almeno la metà mi ha parlato del figlio o del nipote che è senza lavoro o con un contratto precario. Dobbiamo creare lavoro con gli investimenti diretti, come quello della Linea 2 della metropolitana. E poi creando condizioni attrattive per le imprese, anche con l'aiuto delle università. Oggi in Piemonte ci sono 100mila imprese, se ciascuna assumesse anche solo un dipendente, avremmo 100mila nuovi posti di lavoro. Le opere pubbliche, comunque, sono un eccezionale volano».
Gariglio: «Gli appalti pubblici al massimo ribasso sono uno dei nostri più grandi problemi, considerato anche che molte di queste imprese a volte falliscono. Dobbiamo lavorare perché gli appalti, incluso tutto quello che ruota intorno, massimizzino gli interessi di questo territorio. In cinque anni, anche grazie agli appalti, possiamo dimezzare la disoccupazione giovanile».
Viale: «Nessuno di noi fa il manovale. Di categorie come questa parlo con molto rispetto, perché si tratta delle classi più umili. Per quanto riguarda le aste al massimo ribasso, ritengo che gli accordi vadano fatti rispettare. Ci vuole più controllo e più etica».
Curto: «Non possiamo accettare le aste al massimo ribasso. Troppi giovani sono disoccupati o hanno il contratto in scadenza che non verrà rinnovato. Molti padri si troveranno a cercare lavoro in concorrenza con i figli. Vogliamo "pane e rose", dobbiamo diventare la leva dello sviluppo, ma bisogna supportare i giovani e la ricerca. Con "rose" intendo anche il riappropriarci della politica, che noi intendiamo cambiare».
Passoni: «La questione, in fondo, è semplice. Si può comprimere la qualità dell'opera pubblica sono in funzione del prezzo? Non credo. Per almeno due motivi: la sicurezza sul lavoro, che deve essere garantita, e la qualità dell'opera stessa. Dobbiamo investire in un altro senso».
5 - Inevitabile, arriva poi una domanda sul passato recente e sull'amminsitrazione Chiamparino. Si deve andare nella direzione della discontinuità o della continuità con quanto fatto dalla giunta del sindaco uscente?
Gariglio: «Molte cose sono state fatte bene da questa amminsitrazione. Altre meno. Parlo di opere di cui ho la corresponsabilità politica. Voglio fare alcuni esempi di decisioni sulle quali sono critico: la gestione urbanistica, come i casi di Spina 3 e Spina 4, il welfare per l'infanzia e la gestione delle partecipate, come nel caso della privatizzazione di Sagat. Chiamparino, comunque, è forse il miglior sindaco che Torino abbia avuto dal dopoguerra ad oggi».
Fassino: «Dobbiamo essere orgogliosi di come Chiamparino ha governato e dobbiamo essergli grati. È chiaro che il sindaco perfetto non esiste, certe cose possono essere migliorate. Come nel caso del modello di relazione tra Politecnico e aziende. Innovazione quindi, ma non rottura col passato».
Viale: «Sono critico nei confronti di Chiamparino per la sua gestione, per il suo modo di essere "un uomo solo al comando", facendo poco gioco di squadra, anche se non solo per colpa sua. Le priorità ora deve essere la Linea 2 della metropolitana, per il lavoro, per l'ambiente e per la mobilità in città. E manca un piano chiaro per i prossimi 10-15 anni».
Curto: «Chiamparino ha avuto molto consenso, ma la città sta cambiando velocemente. Il punto non è la rottura col passato, ma la necessità di ridare centralità al consiglio comunale. La vera sfida è la coesione sociale. Bisogna dare dignità alle badanti, ai muratori, a quella parte della città che spesso è lasciata sola. Dobbiamo essere più impegnati».
Passoni: «Credo che ci sia bisogno di alcune discontinuità con il passato. Dobbiamo fare molto per il lavoro, anche perché la città è cambiata e vive una crisi sociale polarizzata sui giovani e sugli anziani. Si devono quindi potenziare le politiche sociali e il welfare. Serve un nuovo Piano Regolatore. E non si può rispondere ai problemi solo continuando a costruire. Tutto questo si può fare orientando in modo diverso le risorse che abbiamo. E non certo trovando fondi vendendo pezzi di amministrazione pubblica, come nel caso delle partecipate. Torniamo a parlare di programmi veri».
6 - Altra questione prioritaria, quella del debito che grava su Torino.
Gariglio: «Il debito c'è, ma non per incuria. Abbiamo fatto massicci investimenti sulla città, per il futuro. Ma è chiaro che ora non possiamo più spendere più risorse di quante ne abbiamo».
Viale: «Siamo indebitati perché abbiamo investito molto. Continuo a sostenere che la priorità, in ogni caso, resta la Linea 2 della Metropolitana».
Curto: «Fare debiti è stata un scelta giusta, finalizzata al cambiamento. Ora, però, dobbiamo dare linee chiare su come ridurlo: mai più derivati e basta finanza creativa».
Passoni: «Abbiamo fatto investimenti grazie ai quali ora Torino ha un'economia mista. Per ridurre il debito non basta e non è giusto vendere beni pubblici. Dobbiamo, al contrario, orientare le risorse in modo diverso. Le opere pubbliche devono essere finanziate solo dal pubblico, perché far entrare il privato significa ipotecare il futuro di Torino. Ci vuole trasparenza massima e tracciabilità degli investimenti. E poi, Davide (riferimento a Gariglio, ndr), non servono i sapientoni strapagati, ma la valorizzazione delle competenze che abbiamo già».
Fassino: «L'indebitamento nasce dagli investimenti fatti per la città. Ciascuna opera aveva, oltretutto, in previsione l'arrivo di aiuti statali, spesso poi revocati o ignorati. Tremonti, con i suoi continui tagli, sta strozzando tutti gli 8mila comuni italiani. Senza contare che eventi come Olimpiadi e 150° dell'Unità d'Italia sono di interesse nazionale. Lo Stato dovrebbe aiutare di più le realtà locali».
7 - Infine, ciascuno dei candidati ha avuto la possibilità di rivolgere il suo personale appello all'elettorato.
Curto: «Andate in massa a votare domenica e mi auguro che appoggerete la mia candidatura per il cambiamento di Torino. Noi siamo quello che non ci si aspettava, siamo la vitamina per Torino. Come le arance, siamo liberi dalle influenze».
Fassino: «Spero che ci sia un grande afflusso alle urne. E vorrei anche fare appello a Davide Gariglio: dopo i toni accesi dei giorni scorsi, Davide, invito te e gli altri candidati ad usare in queste ultime ore dei modi pacati e a non insultare l'avversario».
Gariglio: «Rifiuto le definzioni un po' grottesche date al mio modo di pormi. Non ho mai rivolto accuse personali a Fassino. E vorrei ricordare quanto scritto su alcuni giornali, che hanno riportato le affermazioni di esponenti di partito come Pietro Marcenaro e Cesare Damiano, che hanno usato contro di me espressioni ingiuriose, cose che preferisco non ripetere perché me ne vergogno. Mi auguro che domenica sia una grande giornata di partecipazione, anche per andare nella direzione di un ricambio generazionale. E sottolineo, anche in vista delle prossime elezioni di maggio, che la nostra squadra cittadina ha sempre ottenuto risultati migliori di quella nazionale».
Passoni: «Vorrei dire una cosa agli altri candidati: non fateci perdere le elezioni a maggio. Per quanto riguarda il voto, il nostro programma si basa sul progetto di Torino Bene Comune e le 8mila firme raccolte dimostrano che c'è molto sostegno intorno a noi. Per una volta, la sinistra, a Torino come a Milano, può vincere le primarie».
Viale: «Cerco di essere ottimista, più dell'altro Silvio – dice scherzando – Vorrei fare un appello ai giornali: pubblicate l'elenco dei seggi dove si vota e spiegate come si vota. Io lo spiegherà a mio padre, sperando che mi voti!».